Famiglia

Alto contatto vol. I: dove / come dormi?

Una delle prime cose sperimentate dopo l’arrivo del neonato è stato il grosso dilemma: dove far dormire questo microscopico cucciolo? Mentre la società ti dice di tenerlo nella sua culla, e per la verità anche libri (ahimè piuttosto quotati) il tuo istinto di mamma leonessa ti spinge a tenerlo sempre più vicino … in effetti anche il pianto a dirotto appena si allontana dal seno per raggiungere il suo giaciglio, ti aiuta nella decisione!

Con il primo figlio, per un paio di settimane, avevamo messo la navicella in camera da letto vicino a noi, lui si svegliava e io mi alzavo per allattarlo, per poi rimetterlo giù e rifare lo stesso procedimento qualcosa come 8/10 volte a notte. Dopo quelle due settimane ero talmente stanca che non riuscivo a distinguere la cucina dal bagno, allora abbiamo adottato un’altra tecnica. Io allattavo sul divano dove ovviamente sia io che mio marito assieme a lui ci addormentavamo, per poi risvegliarci verso le 03.30 di notte indolenziti e infreddoliti, ci spostavamo a letto sotto le coperte, dove dopo esattamente 30 minuti ripartiva la transumanza navicella/letto. In questo secondo modo siamo riusciti a resistere un mesetto, dopodiché abbiamo smesso di ascoltare qualsiasi tipo di parere e consiglio e abbiamo scelto il co-sleeping.

Questa condivisione del letto e del sonno (bed-sharing & co-sleeping) è stata la scelta migliore che potessimo prendere per la nostra famiglia, subito dopo l’allattamento al seno. I primi due mesi mio marito ha domito davvero poco, lui con il sonno molto agitato abituato a muoversi tantissimo, si coricava con il terrore di poterlo inavvertitamente schiacciare, ignorava il fatto che il neonato dormisse praticamente incollato alla mia tetta senza nemmeno spostare il musetto; una volta preso atto della cosa si è tranquillizzato e abbiamo iniziato a dormire tutti molto bene. Le poppate notturne del piccolo erano praticamente ridotte ad un paio: avendomi sempre lì accanto aveva gradualmente smesso di svegliarsi a metà notte per cercarmi, riuscivamo tutti a riposare almeno 4/5 ore di fila.

Successivamente sono arrivati altri figli e il nostro co-sleeping è diventato familiare, abbiamo aggiunto un lettino per il maggiore e i due piccoli sono rimasti nel lettone con noi. Potrei dire che l’unica cosa un po’ ostica è la comodità, avendo una camera piccola e un letto matrimoniale non proprio spazioso, ma la meraviglia di sentire le loro manine cercare il mio viso durante il sonno ripaga la scomodità. Siamo molto felici della nostra scelta: ci è sembrata quanto di più normale e naturale potessimo fare con i nostri cuccioli. 

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