Famiglia

Alto contatto vol. II: cosa mangerà il bambino?

Ed ecco, alto contatto volume II: cosa mangerà il bambino?

Io non avevo dubbi, sin dall’inizio ho scelto cosa avrebbero mangiato i miei bambini. Io ho scelto l’allattamento materno, non davo spazio all’opzione latte artificiale.

Avevo letto tantissimo in merito Un dono per tutta la vita di C. Gonzales è quello che in assoluto mi ha colpita maggiormente, e dato ulteriore spinta verso questa scelta, se ancora ce ne fosse stato bisogno.

Mi consideravo abbastanza pronta ad affrontare il percorso, avevo il sostegno di un paio di ostetriche con cui mi ero trovata sin da subito in armonia, sapevo che sarei riuscita.

Poi è nato il mio primo figlio, il quale per tre giorni in ospedale non faceva altro che piangere, non si attaccava bene, quando si attaccava dopo pochissimi secondi dormiva, risultato calo ponderale un po’ troppo alto.

Inizio del calvario: il dolore da suzione si era tramutato in ragadi aperte e sanguinanti dopo pochissimi giorni dalla nascita, il bambino non cresceva o cresceva pochissimo. Io con seni doloranti da non sopportare nemmeno una maglia di cotone, uno dei due tra l’altro violaceo, febbre a 41.5° per una settimana.

Sembrava che le mie sicurezze vacillassero, anche perché la temperatura così alta non mi aiutava.

Pediatra che suggeriva integrazione direttamente da biberon, asserendo (avendomi vista da vestita) che non avessi abbastanza latte.

Seguita mungitura nel reparto ospedaliero di ostetricia, in cui tre professioniste sanitarie mi hanno attaccata ad un tiralatte elettrico stile mungitura, con tanto di chiacchiericcio all’interno della stanzetta e porta spalancata sul corridoio.

Ennesimo referto di mancanza di latte. Nel frattempo i miei seni erano diventati ultra-doloranti e le ragadi non si rimarginavano più.

Fortunatamente le ostetriche del corso pre-parto suggerirono: osteopata per me e bambino, massaggi, impacchi e manovre per mastite che seguiva ingorghi e che mi portava la febbre così alta.

Arrivai dunque anche da una pediatra che mi invitò ad usare il DAS (dispositivo di allattamento supplementare), il quale attraverso l’uso di una piccola canula fissata sul capezzolo, permetteva al bambino di prendere l’integrazione senza abbandonare la sollecitazione della produzione materna.

Mi sentivo un po’ un San Bernardo con la fiaschetta al collo, ma riuscivo ad accettarlo di più rispetto al biberon. Nemmeno a dirlo la sensazione di fallimento che mi accompagnava.

Morale della favola: mio figlio continuava a crescere pochissimo. Ma erano passate le ragadi e anche gli ingorghi, che ormai avevo imparato a riconoscere prima che peggiorassero, ormai allattavo in tutte le posizioni possibili pur di evitare la mastite.

E’ stata durissima, ma non mi sono arresa e mio figlio ha voluto essere allattato fino a 16 mesi. Fortunatamente con il mezzano è andata benissimo, lui era una piccola idrovora che cresceva fino a 2kg al mese solo con il mio latte.

La terza invece mi ha dato qualche difficoltà iniziale, anche con lei si presentava qualche ingorgo, che per le prime tre settimane mi causava febbre alta un giorno sì e uno no; ma l’ho risolta attaccandola in ogni modo; lei ha scelto di smettere di essere allattata a 3 anni inoltrati.

Per me l’allattamento ha rappresentato quanto di più difficile potessi affrontare con un neonato. Ne ho passate di tutti i colori, e ho pianto tutte le lacrime possibili.

Sono stata male, sono stata munta, sono stata spalmata con impacchi e tinture madri, ho usato coppette d’argento, ho usato acqua bollente e massaggi osteopatici. Nonostante tutto se ripenso a quel momento della vita mi commuovo.

Più volte è stato: demotivante, frustrante, doloroso, difficile, alle volte pure un po’ noioso. Sono passata attraverso tutte quelle emozioni, ma quello che mi rimane nel cuore è: la magia che si è creata durante tutti quei mesi.

Quelle piccole manine che ti cercano, quegli occhioni spalancati che ti fissano, i sorrisoni dormienti da pancia piena con la gocciolina di latte che scende sulla guancia, a me hanno ripagato di ogni fatica e di ogni pianto.

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