Life

Tempo di lavoro, di progetti, di ‘sacrum facere’

Tempo di lavoro, tempo di progetti, tempo di ‘sacrum facere’: l’agire sacro.

Primo aggiornamento dopo mesi … primo articolo di una nuova me. Sono stati mesi laboriosi e intricati; mesi di gioia e dolore, riso e pianto, sacro e profano.

Vi racconterò di un’esperienza che solo se vissuta può effettivamente essere compresa a fondo. Leggendo, la mente tenterà sicuramente di portarvi fuori, a controllare il nonsense delle parole che state decifrando, ma scelgo di raccontarmi dal cuore e non più dalla mente.

Un piccolo gruppo di persone con me ha condiviso un’esperienza impagabile qualche giorno fa. Eravamo tra adulti, tra madri, tra sorelle e un fratello, eravamo poco meno di sconosciuti, in breve tempo siamo diventati una famiglia di cuore.

Sì, io definisco famiglia di cuore tutti coloro che nella vita incontri sul tuo cammino e che in qualche modo ti aiutano a migliorare, a trasformare, ad evolverti. Persone che, alle volte solo con uno sguardo ed un silenzio che pesa più di mille parole, sono capaci di curarti.

Sono stati giorni in cui ho toccato l’infinito più sconfinato ed il profondo più scuro che c’è in me. Lacrime di gioia e disperazione … sempre circondata dall’amore, dalla compassione e dal non giudizio. Imparando che l’infinito e lo scuro sono parte fondamentale di me, di ciò che è la mia storia e di come si scriverà il futuro.

Alla scoperta della Vera me.

La potenza della condivisione, del dolore condiviso e suddiviso, in modo che ciascuno potesse accogliere un fardello di qualcun altro; nella piena consapevolezza che ‘il tuo dolore è anche il mio’, e per quanto possa sembrare tutto assurdo e folle: il dolore è funzionale nel nostro percorso di anime terrene.

Da sola non avrei potuto gestire tutto, o forse sì, ma chissà in quanto tempo …

8 giorni di lavoro intenso, 8 giorni di approfondimento, 8 giorni di pasti in cui l’ironia ci ha reso ancora più vivi … 8 giorni di abbracci, di sguardi, di meraviglia …

Voi che avete supportato la mia insicurezza, la mia fragilità di donna ferita, la mia rabbia di bambina disillusa. Avete aspettato pazienti che ritornassi in me e ritrovassi il mio valore, il mio potere.

Voi siete una famiglia luce … i nostri cuori resteranno per sempre collegati come fili di una ragnatela, anche se distanti fisicamente, uniti nell’anima. Sempre grata e onorata.

‘ … Gracias a la vida que me ha dado tanto
Me ha dado la risa y me ha dado el llanto
Así yo distingo dicha de quebranto …’

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